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SVENIRE A SAN TEODORO

Non è un ragionamento sulla sostenibilità e la responsabilità della propria spesa, non è una riflessione sul cibo biologico o “a chilometro zero”, né una considerazione sulla qualità dei cibi preparati secondo tradizione, anzi non è proprio e non è solo una questione di cibo.
Si, ma allora che cos’è? Che cosa voglio dire?
Ecco, esattamente non saprei, direi semplicemente che è una faccenda di svenimenti.
Si tratta di conquistare la libertà di lasciarsi svenire anche nel mezzo del mondo che scorre a pochi passi più in là.

WWP (WikiWinePedia o anche Dabljuuuuuu) e GA (il GastroArchitetto) sapevano già tutto, sin dall’inizio, e sapevano che sarei svenuta, per un motivo o per un altro…
Anche se per questi due signori l’esperienza non sarebbe stata una novità, credo che siano svenuti anche loro al momento della loro prima scoperta.
Dopo una poco entusiasmante mostra al Vittoriano – e la cosa, si sa, mette sempre una certa fame – WWP, GA, l’allenatore and I cominciammo ad arrampicarci su per i Fori Imperiali – e loro tre sembravano persino avere una meta, io, invece, avevo solo tanta fiducia che da qualche parte saremmo andati a parare.
Il percorso giustificava la mia “tanta fiducia”: Ara Coeli e il Campidoglio erano belli e soprattutto dormienti, quella domenica mattina e questo riusciva a dare quasi un senso di pace ad un luogo in perenne caotico movimento, era come se, loro avessero un segreto da raccontarci quel giorno.
Beh, anche noi parlavamo e parlavamo e parlavamo e poi pensavamo a quelli che non si arrampicano mai su per i Fori e a quelli che forse lo fanno fin troppo. E ancora parlavamo!!!
… nel frattempo io mi interrogavo sulla fine della conversazione e sulla fine dei fori.
Dove finivano le parole di Dabliu e GA?
I fori finivano in fiori… ehm, di zucca!
Infatti, finita – in discesa – l’arrampicata, all’orizzonte avvistai una vietta o viuzza silenziosa e particolarmente luminosa e allegra, curiosamente incastonata nel pieno centro di Roma: è la via di San Teodoro, che incontra, dall’altro lato il Circo Massimo.
Al centro della via, vietta, viuzza, si trova un mercato o farmer market, per rispettare le definizioni.

Mercato San Teodoro

I prodotti venduti arrivano dalle zone limitrofe alla capitale che, quindi, non hanno viaggiato tanto e non hanno fatto “tanta fatica” nel percorso, questo consente loro (ai prodotti) di essere distesi e quasi riposati al loro arrivo al mercato.
E riposati sono anche i proprietari dei banchi, con i quali è sempre molto piacevole parlare: è come si stesse parlando della loro famiglia e soprattutto dei loro figli, cresciuti in casa aspettando il sole o la stagione giusta per farli uscire.
Ad un banco di salumi avvenne il primo mio svenimento provocato dal signore gaudente con un ciauscolo in mano, buonodasvenire, che ha illuminato la mia giornata.
Ma dove si fa un coso così e chi è quel sant’uomo che impegna il suo tempo in queste sante cose?
Credo di essermi innamorata del ciauscolo, non di uno qualsiasi, ma del ciauscolo del gaudente.
E di buonidasvenire ne ho incontrati tanti quella domenica, in mezzo a formaggi, marmellate, salumi sono svenuta numerose volte e mi hanno sempre rianimato con birra del borgo (www.birradelborgo.it), ad un certo punto ero più svenuta che cosciente.
Usciti dal mercato, pur essendo evidentemente barcollante… di estasi e – sento di poter dire con certezza – per niente affamata, non ero ancora completamente appagata:
mi serviva qualcosa di dolce per completare tutti i sapori del giorno.
Accanto al mercato c’è la pasticceria  Cristalli di Zucchero e lì avvenne un nuovo svenimento, per un dolce alla crema di te alla rosa del libano…
… non che di rose, veramente rose, in Italia non ce ne siano, ma questa rosa era… poetica: il solo nome presagiva la sorpresa che quel dolce avrebbe rivelato!

Cristalli di zucchero

La scoperta del mercato di San Teodoro non è soltanto nel suo esistere, ma è nel suo essere lì, nel centro storico di una città che raccoglie e nasconde nella sua moltitudine mille storie:
dalle mostre poco entusiasmanti, ai due passi per arrivare al giardino delle rose sull’Aventino (non avranno preso mica lì le rose del libano per il tè di Cristalli?) o al percorso a tappe per i monumenti di epoca Medievale che proprio l’Aventino offre, fino alla villa del Priorato dei Cavalieri di Malta.
E poi ancora, a pochi passi c’è Santa Maria in Cosmedin – quella della Bocca della Verità – con la sua celebrazione della messa della domenica secondo il rito ortodosso…
… e poi si potrebbe cadere dentro il Teatro Marcello e finire nella deliziosa Piazza Campitelli o magari rimanere pigramente davanti al Palazzo dell’Anagrafe romana, in pieno stile primi ‘900.
… ed infine tornare alla realtà e prendere l’autobus a piazza Venezia per tornare a casa.
Il segreto che Ara Coeli ci ha svelato, scoperto in una domenica qualsiasi, è che è possibile svenire ovunque.
Dappertutto esistono angoli per sorprendersi!

2 responses to “SVENIRE A SAN TEODORO

  1. Un itinerario da favola! Pensa se l’ignaro turista giapponese sapesse che, visitati il campidoglio ed i fori, invece di entrare in una pessima Hostaria romana può spiluccare qualche buon prodotto al mercato e poi godersi i capolavori di Cristalli di zucchero? Io pagherei per queste informazioni!!!
    Come si scrive tutto ciò in giapponese???

  2. mina vagante travestita da babà

    … e che servirà mai? Giusto cinque minuti, vabbè facciamo dieci (perchè sono troooppo buona) e impariamo il giapponese…

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