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GLI ORTI PARLANTI

I colori ed i profumi sono quelli intensi di una mattina di sole nella penisola sorrentina.
Siamo a Sant’Agata dei due Golfi, seduti davanti al Bar Centrale, in attesa di radunarci tutti ed intraprendere il cammino che ci porterà alla scoperta di due orti.
Due orti che ci parleranno di due uomini.
Il nostro primo uomo è Peppino De Simone che ci apre le porte del più alto dei suoi tre regni terreni, l’orto di Sant’Agata situato ad un’altitudine di 450 metri, per l’appunto ribattezzato l’orto del Trentino. Peppino ha altri due orti soprannominati l’orto della Campania, a metà strada tra Sant’Agata e Marina del Cantone, a circa 200 metri, e l’orto della Sicilia al livello del mare. Una verticale dell’orticoltura che garantisce la disponibilità quasi continua di prodotti.
Percorriamo il viale d’ingresso dell’orto del Trentino e ci ritroviamo al cospetto di color che, a colpi d’operosa zappa, dissodano il terreno e disfano le zolle.

 Come Virgilio con Dante, Peppino ci assiste nell’interpretazione della scena e risponde prontamente ad ogni quesito, appagando anche la curiosità dei più competenti che si interrogano sul tempo di stagionatura dello stallatico usato per la concimazione in corso.

La visita

Superata la suggestione iniziale e recuperato il senno, realizzo che non siamo all’inferno, piuttosto in paradiso, e mi convinco che i veri dannati venuti dall’Ade siamo noi visitatori e non i laboriosi operai di Peppino.
Proseguiamo sempre più appassionati e non perdiamo una parola della nostra guida che ci mostra tutti i fortunati ospiti dell’orto, accuditi con cura amorevole e massimo rispetto.
Tra gli ospiti più illustri c’è il pomodoro che a furor di popolo è proclamato il re dell’orto per il suo inconfondibile ed insuperabile sapore. Molti di noi lo acclamano, ma ingiustamente ed inutilmente!  Una gaffe da orticoltori di serra! Il sig. Pomodoro è assente giustificato, vittima della benedetta stagionalità.
Non va dimenticata la zucchina diplomàt che – dice il Peppino poeta – ha un fiore che assomiglia ad un’orchidea. Una similitudine che gli vale l’ammirazione del pubblico femminile. Al pubblico maschile viene invece l’acquolina in bocca.

Il sole sale ed inizia a farsi sentire. Ripariamo nella fresca limonaia, la limonaia del Trentino. Le chiome degli alberi si chiudono le une sulle altre. I limoni brillano come stelle in una notte d’estate.
E’ in quest’atmosfera intima che Peppino ci parla di sé e ci diverte raccontando la sua singolare leggenda sui datteri di mare, avidi divoratori di calcare, responsabili dell’erosione della presunta lingua di roccia che univa Capri alla penisola. Chissà cos’altro divoreranno!!
Riprendiamo il tour e, dopo aver apprezzato l’angolo riservato alle piante aromatiche, siamo di nuovo al punto di partenza, sazi di nozioni, ma affamati ed in perfetto orario per raggiungere il ristorante di Peppino, “Lo scoglio”.

“Lo scoglio” ci offre la sua terrazza, costruita sul grosso macigno che conferisce il nome al locale, regalandoci uno scorcio d’azzurro che lascia senza fiato, almeno fino all’arrivo dell’abbondante antipasto.

Poi gli spaghetti con le zucchine, un assaggio di frittura di totani e gamberi e…si discute, si commenta, si pontifica e…tempus fugit!

Ahimè, siamo costretti a rinunciare al dolce ed alla frutta per rispettare la tabella di marcia ed avere tutto il tempo che la visita al prossimo orto merita.
Il nostro secondo uomo è Alfonso Iaccarino o Don Alfonso, come lo chiamano quelli che lo conoscono, da cui l’omonimo ristorante a Sant’Agata. Don Alfonso – avendolo conosciuto posso prendermi questa libertà – ci attende all’orto panoramico delle Peracciole a Punta Campanella. Chiamarlo orto è riduttivo poiché si tratta, in realtà, di una campagna che si estende per più di otto ettari in una posizione tale che viene voglia di allungare le braccia per toccare l’isola di Capri.

Parcheggiamo a Termini e, a piedi, prendiamo la via dell’orto. Lo si raggiunge percorrendo una stradina in discesa che si inoltra sempre più profondamente nella macchia mediterranea fino a perdersi nella natura incontaminata.
Ci avviamo con la consapevolezza che vedremo qualcosa di unico al mondo e concludiamo il cammino di Iaccarino in mistico raccoglimento.
Don Alfonso ci riceve con la moglie Livia e ci intrattiene raccontandoci la storia di quella terra e del puzzle che, dal 1990, ha composto incastrando gli appezzamenti acquistati da vari proprietari. Il quadro attuale è un’oasi di ortaggi, verdure, ulivi ed alberi da frutto a cui si aggiungono una meravigliosa limonaia, capolavoro della natura, ed una piccola aia, harem di due galli.
La signora Livia ci guida alla scoperta dei profumi e ci conquista con la menta marocchina, il timo, la maggiorana, l’origano, la rucola selvatica, l’aglio orsino e le zagare.
Alfonso il saggio ci parla dell’azienda e dell’impegno nel portare avanti questo progetto di agricoltura biologica fondato sulla filosofia del vivere sano.

Alfonso il contadino si arrampica su di un nespolo per cogliere e farci assaggiare i dolcissimi frutti, e si confronta con Luciano Di Meo sulle tecniche di castrazione dei capponi.

Luciano gli rivela che due signore nell’alto casertano, temutissime da tutti gli uomini della zona, usano tuttora l’antica tecnica della castrazione a mano.
Oltre ai vessati pennuti, l’orto ospita un amico speciale di Alfonso, Sabatino il “vitellino” (un diminutivo mantenuto solo per questioni affettive).

Alfonso l’ha ricevuto in regalo due anni fa ed è un piacere vedere la sintonia che si è instaurata tra l’animale ed il padrone. Quanta soddisfazione danno gli animali!

La piacevole visita volge al termine ed Alfonso il conducente ci invita a salire sul suo furgoncino che, sebbene non abbia i comfort di una limousine, “ha trasportato gli uomini più potenti del mondo e star del cinema come Julia Roberts”.
Rifiuto il passaggio sul furgoncino dei famosi, intrigato dall’idea masochistica dell’inerpicato rientro a Termini. I famosi del gruppo montano a bordo.
Pochi sono i temerari rimasti a terra che sfidano la pendenza della risalita e la stanchezza dell’intera giornata. Passo dopo passo il gruppetto dei non famosi si allunga finché resto solo con il mio inseparabile compagno di zingarate. Testardi come muli, conquistiamo per primi la vetta.
A ruota sopraggiunge – e ce ne complimentiamo – il Direttore Bonilli con cui all’andata abbiamo condiviso la baldanza della discesa ed ora assaporiamo il gusto del nostro momento di gloria.

Grazie, orti parlanti!

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