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POMPI-SI, POMPI-NO, POMPI-NI

C’è gente al mondo che non ha mai provato un tiramisù di Pompi-ana fattura!
C’è gente che potrebbe ambire ad un Pompi-Aperitivo, ma non si stima abbastanza da affermare con orgoglio la propria scelta!
C’è gente che desidera conoscere il Pompi-Style, ma poi non ha il coraggio di affrontare tutta da sola l’impatto emotivo di questa straordinaria scoperta.

Crispy Bacon è questa gente, fra questa gente, è in questo mondo “altro”: un mondo in cui IL Tiramisù ERA un sogno rimasto ancora irrealizzato.

Sogno sì, ma irrealizzato ancora per poco, santa crispyna!

Già, perché a cotanta confessione, letta come una richiesta o piuttosto una preghiera, il comitato di Fooderie ha così tuonato: “Non sia mai detto che un fooderino non conosca Pompi!
Giammai si prenda ancora a cuor leggero la metropolitana, scendendo a Re di Roma, SENZA AVER MAI FATTO UNA POMPI-FERMATA”.

Ebbene, tutti tradunt che da Pompi ci sia il miglior tiramisù della città e tutti tradunt pure che ce ne sia una versione alle fragole più che strepitosa ed infine alcuni tradunt che l’Aperitivo di Pompi… ahhhh, l’Aperitivo di Pompi…

Traditi da un enorme “tradunt”, usciamo dal lavoro, ognuno con il proprio porta-pranzo (vuoto) ed in Pompi-Magna ci aggreghiamo alla Pompi-Folla.

Ci accingiamo all’entrata con la nostra domanda nel cuore: Ma se tutti narrano, tutti devono continuare a narrare? Se per tutti c’è un “Ahhh Pompi”, allora anche per noi sarà e dovrà essere lo stesso “Ahhh Pompi”?

Arrivati all’entrata, ci accoglie un bancone lunghissimo, un serpentone di dolci e gelati, disposti come quelli delle cartoline di un mercato marocchino, anche se più elegante e più sfavillante, grazie alle luci, tutto immerso in certa musica introiettata in vena ad altissimo volume, costringendoci ai segnali di fumo per comunicare.
L’arredamento del locale non riesce a raccogliere le nostre chiacchiere: freddo marmo a terra, per freddi tavolini e tristerrime poesie sulle pareti, a dichiarare un amore per le lettere.

Spritz, Mojito e Vermentino sono state le nostre basiche richieste ed in cambio abbiamo avuto ghiaccio a pacchi e poco di ognuno degli ingredienti previsti in ogni bicchiere al fine di creare cocktail assolutamente insipid.

Riguardo all’aperitivo, non c’erano cibi da suicidio collettivo, ma quasi certamente erano da febbre di massa, specie lo spiedino fatto con cetriolino e wurstel, che fa tanto anni ’80, insieme alle tartine con salsa tonnata, vere dive delle nostre feste di venti anni fa!
Date le portate, creme ai carciofi compresa, è ormai chiaro, siamo stati ferocemente calati negli anni ’80: quello dei cartoni animati giapponesi, delle spalline sotto le giacche, delle paillettes, dei fiori ricamati sui maglioni.
Siamo stati invitati ad una festa di compleanno di quegli anni, dove però mancano i fagioli di Raffaella Carrà e il sottofondo musicale di Wake me up before you  go go.
Se tutto fosse stato coerente con queste scelte estetiche e con l’aperitivo, ci sarebbe stato un piacevole salto in quel passato.
Allo stesso passato a cui appartiene anche il tiramisù, che giace nella memoria di tutti quelli che negli anni ’80 c’erano.
Questo dolce ha conosciuto un passato di brillanti fasti qui a casa Pompi, ma sembra fermarsi anche lui nei ricordi, infatti la descrizione che ho per questo assaggio è che non è niente di speciale, niente che non si sia già mangiato altrove e che non si possa mangiare per caso in un qualunque posto visto per caso.
Ecco cosa manca: la sensazione che quel dolce sia qualcosa di speciale, sontuoso, ricco di… beh dolcezza (l’unica cosa che dovrebbe essere)!
Manca il suo essere un dolce… dolce, a favore di un suo anonimo e ridotto imitatore, dato che le porzioni, negli anni, si sono dimezzate… sarà l’età, sarà il caffè…

Abbiamo richiesto un tiramisù sia nella sua composizione tradizionale, che con le fragole e con i pistacchi: noi lo cercavamo, lo chiamavamo, ma lui proprio non c’era.

Al suo posto c’era un tiramisù che mancava a se stesso, scialbo, forse perchè mancava la sensazione di sentirsi in un posto che ti tratta con il cuore.

C’era invece la superficialità dell’impiegato di banca allo sportello, quello che non ti guarda in faccia, quando gli chiedi un consiglio sulla pensione o dove devi firmare, ma velocemente accatasta la tua pratica in un raccoglitore dopo averla timbrata.

Ora come faccio a dire che questa mi sembra una metafora decisamente impegnativa?

Beh l’ho detto, mi è scappato, ma per dovere di cronaca, vi devo rendere conto dell’esito del POMPI-SONDAGGIO, tenutosi in via Albalonga, la sera stessa, e sul web nei giorni successivi.

Tutti fooderini iscritti al blog hanno risposto come segue:
POMPI-SI – 0%
POMPI-NO – 98%
POMPI-NI – 2% in loving memory del glorioso passato di questo tiramisù

Oh Crispy, è triste vedere la delusione nei tuoi occhi! Anche tu approdata in questo mondo di consapevolezze!

In compenso e per rassicurarmi che il dono dell’accoglienza dimori in altro posto, vorrei dire che a pochi metri più in là, in via Ceneda, n. 13, c’è Giapponeria Sakurashu, che già per il nome mi ha conquistata e conquista certamente tutti gli appassionati d’oriente, dai kimono ai manga, è un posto che merita una devota visita, magari per tirarsi su dopo il tiramisù e un devoto saluto per i ragazzi (molto giapponesi) che lo gestiscono.

14 responses to “POMPI-SI, POMPI-NO, POMPI-NI

  1. E’ venuta l’ora di far cadere un falso mito!
    POMPI-NO!!!

  2. Che delusione! Non avrei mai pensato che il mitico Pompi fosse un posto così…banale e privo di anima.
    Un Tiramisù che ahimè ha avuto l’effetto del Tiramigiù.

  3. Bravi fooderini che avete affrontato e sfatato un falso mito. Non a caso, il Pompi-tema ha richiesto un editoriale che riflette, mi pare, l’opinione di tutta la redazione.
    Tuttavia, il mio responso è POMPI-NI perché, dopo aver provato sia la pasticceria che il buffet varie volte, l’unica cosa che salvo di Pompi sono i profiterol! Sul serio: il profiterol può avere la meglio sul clima da autogrill, la musica a palla e le orde di adoloscenti urlanti.
    Perciò sfido i fooderini ad una seconda prova.

  4. E se invece rilanciamo il tema del tiramisù? Non certo di Pompi! Io proporrei una orizzontale di tiramisù fatti in casa. Assaggio al buio, scheda comparativa ed infine proclamazione del vincitore!
    Noiosissimo!!!

  5. Io ci sto. Sono ammesse variazioni o interpretazioni rispetto alla ricetta-base (peraltro, ancora oggetto di discussione )?
    Valentina

  6. Sono ammesse variazioni e/o interpretazioni. Ovviamente non sempre le innovazioni sono viste bene rispetto alla tradizione…ma è un rischio da correre!

  7. mina vagante travestita da babà

    sor raffaè,
    ma io un dolce tradizionale non lo so fare…

  8. Come direbbe il mio capo…Ottimo!!!

  9. mina vagante travestita da babà

    STOP AI TIRAMISU’

    E’ tutto quello che posso dire

    Sono sfiancata dai savoiardi
    non nominate il mascarpone

    MA SOPRATTUTTO… CACAO SATANA!

  10. Comunque il giorno dopo il tiramisu è decisamente più buono. Una lezione utile per me è stata quella di mettere un quarto di ricotta nel ‘magma’ di mascarpone. Nel complesso, direi che la tradizione pompiniana (orribile lo so..) dei pavesini al posto dei savoiardi è stata unanimemente rigettata, mentre il pandispagna è una scelta decisamente azzeccata.

  11. Concordo con Valentina…perfino il nostro tiramisù il giorno dopo era più buono!!! Da non credere!!! Sull’uso indiscriminato del pavesino…NO COMMENT!
    Per il resto d’accordo su tutto tranne che per la dose di sale per montare l’albume.
    Il beneficio strutturale non compensa la nota gustativa vagamente sapida!
    Che rompi che sono!!!
    Raf

  12. Credo che tutti i tiramisù erano più buoni il giorno dopo. Massimo è troppo avanti e c’ha fregato a tutti!!!!🙂

  13. io amo il tiramisù di pompi e nn capiso perchè diciate tutte queste cattivere… abbandonate un po’ la maschera da romano – super – cinico e pensate solo a gustarvi uno stramaledetto tirmisù fatto in casa!

    • Luisa prima cosa nessuno di noi è romano! Anche se viviamo a Roma.
      Chi ha assaggiato il tiramisù di Pompi anni fa sa benissimo che non è più buono come una volta. Comunque ti invito ad andare ad assaggiare il tiramisù di Felice a Testaccio e poi ne riparliamo.

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