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VIGE IL VINTAGE

Siamo nell’era del vintage!
Dilaga in tutti i settori, miracoloso ed insidioso.
Recuperare oggetti di qualità che identificano un’epoca passata o costituiscono un’icona della storia del costume è un atteggiamento sano e moderno.
Dopo anni all’insegna dello “usa e getta” si ritorna a ragionare in termini di “usa e riusa”, come facevano e fanno tuttora i nostri genitori ed i nostri nonni, testimoni di una filosofia di vita del “poco, ma buono” – ed aggiungerei – “…perché dura”.
Cari fooderini, il momento è topico: con o senza rimpianti è giunta l’ora di chiudere le ante della cabina armadio – alcova del consumismo in cui tutto passa – ed aprire le porte della soffitta – archivio della memoria in cui tutto resta.

Anche nella vetrina dei locali romani il vintage fa sempre più proseliti.
E ci si ritrova a sorseggiare una birra artigianale e divorare un hamburger di fassona da Open Baladin che ci accoglie nel salotto buono della nonna con tanto di centrini all’uncinetto sullo schienale delle poltrone e soprammobili in porcellana di Limoges. Mancano solo i profumi della canfora e dell’acqua di rose.

Open Baladin - Boudoir

Oppure è possibile fare un gustoso brunch da Lanificio 159, un “localoft” ricavato dall’ex-lanificio di via di Pietralata, immerso nella riserva naturale dell’Aniene, che pullula di oggetti vintage sapientemente mescolati per creare un’atmosfera tra il post-industriale e la domenica in famiglia.

Lanificio 159

Anche il menù è saggiamente variegato – a parte la presenza ingiustificata delle ostriche – e spazia dal risotto alla zucca e aceto balsamico alle polpette al sugo, dal couscous al tortino di alici.
O ancora ci si può fermare da Dolce per bere un tè, mangiare un’ottima fetta di cheesecake e chiacchierare con gli amici su un divano chesterfield con capitonnè, davanti ad un vecchio baule che funge da tavolino.

Dolce - Baule

Tra una chiacchiera e l’altra si consiglia di lanciare uno sguardo al bancone dove lo chef impasta, inforna e decora una torta dopo l’altra, e alle alzatine in cristallo che custodiscono – come gioielli – brownies e biscotti alla farina di riso e marmellata di visciole. Una scala di ferro elicoidale porta al piano superiore, il vero cuore del locale, ideale per una cena a lume di vintage.

Insomma, mercatini e soffitte si svuotano e gli oggetti vintage rivivono proponendosi ai nostri occhi senza la perfezione di ciò che è nuovo, ma con il fascino del vissuto di un vecchio servizio di tazzine di fine porcellana…usate e spaiate.

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